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150 IN AUTOSTRADA? UNA FOLLIA

Non è una novità che la fantasiosa mente umana ci riservi sorprese prive di ogni ragionevolezza. L’ultima della serie, di questi giorni, è la balzana idea – che ovviamente sorvola con disinvolta noncuranza le statistiche relative alle migliaia di incidenti stradali giornalieri con morti e feriti – di elevare la velocità delle auto da 130 a 150 Km/h sulle autostrade, ancorché limitatamente ai tratti a tre corsie, coperti da tutor e con asfalto drenante. Certe volte le tormentate notti insonni di qualcuno fanno brutti scherzi. Il grave è che la proposta non viene da un qualsiasi automobilista amante della velocità, delle emozioni forti, financo dell’alcool, ma addirittura dal Presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. Secondo lui la sicurezza in questi ultimi tempi sarebbe aumentata grazie anche ai moderni dispositivi di cui sono dotate le automobili. Senza tenere conto, tuttavia, che i suddetti marchingegni di tecnologia avanzata sono carissimi, difficilmente riparabili e fanno salire i prezzi delle vetture a livelli che per molte persone risultano assurdi. Aggiungasi che, a parte il discorso dei veicoli suppostamente più “sicuri” di un tempo, molte tragedie sono causate dalla distrazione dei guidatori e dalla loro demenziale abitudine di parlare al cellulare durante il viaggio.

Vale la pena di considerare che in altri Paesi (salvo la Germania) l’idea di consentire i 150 orari non passa nemmeno per l’anticamera del cervello dei governanti. In Francia, ad esempio, il limite è, come da noi, dei 130 orari (80 sulle strade extraurbane), in Spagna 120 in autostrada e 100 sui tratti extraurbani.

Un provvedimento legislativo che dimostrò molta maggior sensibilità e serietà era stato introdotto anni fa, eravamo nel 1988, dall’allora Ministro Ferri che abbassò il limite di velocità sulle autostrade italiane da 120 a 110 orari. Il risultato fu una drastica diminuzione degli incidenti, dei morti e dei feriti. Mai ministro dei Trasporti fu tanto apprezzato. E tanto rimpianto.

 

C.C.V.

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