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GIULIETTA ANCORA PIU’ SPRINT

Torino. Fra i tantissimi e preziosi “gioielli” del Museo Nazionale dell’Automobile “Biscaretti di Ruffìa” continua a mostrarsi orgogliosa, bella ed elegante la Giulietta Sprint nella versione originale, col vestito rigorosamente rosso Alfa creato da quel mago del design che fu Nuccio Bertone. Rappresenta tuttora una icona per la marca del Biscione, storia lunga di una leggenda costellata di successi ed emozioni.

IERI

E’ il 1954. Con lo sviluppo economico del dopoguerra inizia la motorizzazione di massa. Escono film come “Fronte del Porto” (Marlon Brando), “L’Oro di Napoli” (Sofia Loren), “La strada” (Giulietta Masina), Ardito Desio guida la spedizione italiana alla conquista del K2, il “giallo” Montesi riempie le pagine della cronaca, Fausto Coppi è arrestato per adulterio, iniziano i programmi RAI.

Per il mondo dell’auto è l’anno di nascita della Giulietta Sprint, uno dei simboli del risveglio dalle rovine della seconda guerra mondiale. La “fidanzata d’Italia”. Modello adatto ai clienti amanti della sportività e dello stile italiano, con forti caratterizzazioni estetiche sia esterne sia interne. Carrozzeria rivoluzionaria e filante (lunga 3,98 metri, larga 1,54, alta 1,32), trazione posteriore, cambio al volante, motore 4 cilindri di 1290 cc bialbero da 65 cavalli e 165 orari di velocità massima. Costa 1.700.000 lire. E’ una coupé 2+2 posti, cui si aggiunge in seguito la Sprint Veloce (1956) con vocazione corsaiola. E poi la Spider. Un fenomeno di costume che si rinnova ad ogni uscita di una ulteriore versione. Fra i colori disponibili, oltre al rosso, è assai apprezzato l’azzurro Capri.

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Nel 1955 il modello Sprint diventa un’automobile di serie: è la Giulietta Berlina, adatta alla famiglia. Seguono, nello stesso anno, la Giulietta Spider disegnata da Gian Battista Farina e nel ’57 la Giulietta Sprint Speciale, stile Bertone. E’ il periodo del boom economico e de “La dolce vita”. La vettura dell’Alfa va a gonfie vele, Giulietta Masina sarà madrina, nel ’60, del 100.000° esemplare prodotto. C’è gloria anche per Elio Zagato, autore di significativi interventi sulla carrozzeria e sui materiali, dando vita così alla SZ (Sprint Zagato).

Nel 1962 la Giulietta cede il posto alla Giulia e 2 anni dopo esce di produzione. Ma rimane uno degli oggetti più rappresentativi del made in Italy, espressione di quell’inestimabile patrimonio tecnologico e umano custodito nei motori e nello stile dei modelli Alfa Romeo: un marchio che celebra i miti del passato, ma vive sui prodotti del presente.

OGGI

La “famiglia” della Giulietta Sprint è nel frattempo rinata generando altri eredi, fino all’attuale variante (novità dell’ultimo Salone di Parigi) con un favoloso motore 1.4 MultiAir a benzina 4 cilindri turbo 16 valvole da 150 cavalli (110 Kw) a 5500 giri. Vanta una coppia di 230 Nm a 2250 giri, una velocità massima (ove consentito) di 210 orari, un’accelerazione da zero a 100 in 8,2 secondi, un consumo medio di 5,7 litri ogni 100 km ed emissione di Co2 di 131 g/km. Cambio automatico a 6 rapporti, freni anteriori e posteriori a disco (autoventilanti davanti).

Le dimensioni della Giulietta Sprint di ultima generazione sono nettamente più generose rispetto a quella di 60 anni fa: 4,35 di lunghezza, 1,80 di larghezza, 1,47 di altezza, 2,63 di passo, bagagliaio di 350 litri (aumentabili fino a 1045 abbassando i sedili posteriori), cerchi in lega da 17” a 5 fori con pneumatici 225/45. L’aspetto è più grintoso che mai, di netta intonazione sportiva, terminali di scarico maggiorati, vetri posteriori oscurati, finiture in tinta antracite su calandra, maniglie, calotte dei retrovisori e cornici dei fendinebbia. Nell’abitacolo si nota una scelta raffinata dei materiali e una meticolosa cura delle lavorazioni, rivestimenti in tessuto e alcantara per i sedili e in pelle per volante, cuffia del cambio e freno a mano, con cuciture rosse, logo Sprint sui poggiatesta.

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Fra le dotazioni: sistema elettro-idraulico di gestione delle valvole per limitare i consumi; dispositivo Alfa DNA con differenziale Q2 elettronico che in curva permette di trasferire la coppia alla ruota esterna per impedire all’anteriore di sottosterzare; DST che con un impulso al volante suggerisce le opportune correzioni di guida in caso di pericolo; Pre-Fill che assicura prontezza di frenata in emergenza. Non mancano tutti quegli equipaggiamenti presenti ormai sulle macchine di categoria medio-superiore, come sensori di parcheggio, 6 airbags, climatizzatore bi-zona, cruise control, navigatore satellitare con mappe dall’alto in 3D, indicazioni progressive del percorso e funzione One Stop Voice Entry Destination per inserire a voce l’indirizzo desiderato. Per non parlare degli ormai diffusi marchingegni di intrattenimento, certamente utili a patto di non trasformarsi in motivo di distrazione del guidatore.

Nel nostro test-drive su svariati tipi di strade la vettura ci ha offerto un piacere di guida da vera sportiva, un motore rabbioso con ottima coppia, omogeneità, elasticità, capacità di ripresa. Brucianti le accelerazioni, eccellenti la tenuta di strada, la stabilità ed il comfort, impeccabile il cambio, sterzo sensibile con buone doti di precisione e direzionalità, anche alle velocità più elevate, potente e ben equilibrato l’impianto frenante.

L’automobile che inventò il segmento delle compatte ad alte prestazioni è tornata, dunque, a far parlare di sé, con il compito di riposizionare il Gruppo italo-americano nel settore delle Premium, anche in attesa dell’imminente presentazione della nuova Giulia.

 

Cesare Castellotti

 

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