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Auto cinesi e design italiano: la visione di Enea Colombo

Dalla Torino del car design alla Shanghai dell’innovazione: il CEO di Icona Design analizza il futuro dell’auto tra Cina, guida autonoma, AI, idrogeno e nuovi format di mobilità.


La Cina corre, l’Europa osserva e il design italiano resta un riferimento.
Enea Colombo, CEO di Icona Design, racconta una trasformazione iniziata oltre 20 anni fa e oggi arrivata al centro dell’automotive globale.
Una storia che parte da Torino, passa da Shanghai e guarda alla mobilità dei prossimi anni.

Da Torino a Shanghai: l’intuizione di Icona

Icona Design nasce a Torino nel 2010 con una visione precisa: portare competenza italiana nel mercato cinese dell’automotive, in una fase in cui la Cina stava accelerando su elettrico, tecnologia e nuovi linguaggi stilistici.

Nel 2011 arriva Fuselage, una delle prime idee di auto elettrica presentate in un salone in Cina. Nel 2013 è la volta di NEO, city car elettrica, mentre nel 2015 Icona presenta Vulcano, one-off realizzata in titanio battuto a mano da artigiani torinesi. Sono anni in cui il mercato cinese cresce rapidamente: tra il 2016 e il 2018 si contano circa 350 case automobilistiche, molte delle quali poi uscite di scena con la prima fase di contrazione del settore.

Colombo sottolinea un dato significativo: Icona avrebbe lavorato con una quota molto ampia delle nuove realtà dell’auto elettrica cinese, contribuendo a definire un mercato che oggi è diventato centrale negli equilibri mondiali. Il messaggio è chiaro: le auto sono cinesi, ma una parte importante del loro design continua ad avere radici italiane.

Cina: meno copie, più tecnologia

Se dieci anni fa molte auto cinesi venivano percepite come copie di modelli europei, oggi il quadro è cambiato. Dopo la fase dei cloni, i costruttori hanno cercato un’identità propria, puntando soprattutto su tecnologia, interfacce digitali, assistenza alla guida e servizi a bordo.

La vettura non è più soltanto un mezzo di trasporto, ma un ambiente connesso, vicino per logica d’uso a uno smartphone. In Cina contano velocità di sviluppo e rapidità di adozione: quando una tecnologia è pronta, viene utilizzata subito. È una differenza culturale e industriale rispetto all’Europa, dove tempi regolatori, infrastrutturali e decisionali restano più lunghi.

Il mercato si muove anche verso nuove architetture. Dopo l’esplosione dei van a 6 e 7 posti negli ultimi 18-24 mesi, il trend potrebbe spostarsi su auto più compatte, flessibili e adatte alla città. Meno SUV di grandi dimensioni, più vetture pratiche, familiari, tecnologiche e maneggevoli. Una formula che potrebbe incidere anche sul mercato europeo.

Guida autonoma, AI e nuove energie

Sul fronte della guida autonoma, Colombo evidenzia il ritardo europeo. A Shanghai, molte auto sono già in grado di attraversare la città con un intervento minimo del conducente. In Italia e in parte dell’Europa meridionale, invece, il problema resta doppio: infrastrutture non adeguate e regolamentazione ancora lenta.

Anche l’intelligenza artificiale entra nel processo creativo, ma non sostituisce il designer. È uno strumento, non l’origine dell’idea. Icona ha sviluppato un proprio software interno, installato su server privati, per proteggere progetti e creatività. L’obiettivo è usare l’AI anche nelle prime fasi di ingegneria, riducendo tempi e costi nello sviluppo di una nuova automobile.

Il futuro energetico resta aperto. L’elettrico continua a essere importante, ma non risolve tutto, soprattutto nei lunghi viaggi. Colombo cita l’attesa di sei ore per una ricarica fuori Shanghai e indica nei range extender, nello swapping, nelle nuove batterie da 500, 600 o 700 km e nell’idrogeno possibili soluzioni. Sull’idrogeno resta però il tema tecnico: oggi i serbatoi lavorano fino a 700 bar, mentre alcune ricerche puntano a sistemi più sicuri e compatti.

La mobilità del futuro non avrà una sola risposta. Sarà elettrica, autonoma, digitale, forse volante in alcuni contesti, ma soprattutto dovrà essere sostenuta da infrastrutture, regole e visione industriale. La Cina ha scelto la velocità. L’Europa dovrà scegliere se restare spettatrice o tornare protagonista. In questa sfida, il design italiano conserva un ruolo concreto: dare forma alle idee, trasformare tecnologia in prodotto e ricordare che anche nell’auto più avanzata resta decisivo il talento umano.

JGC