Era l’anno 2009, un anno decisivo per le sorti dello Sparco. Un brand che aveva conosciuto anni d’oro da quando alla fine degli anni ’70 aveva ricominciato a produrre tute e cinture di sicurezza che accompagnarono non solo le vetture e i piloti Fiat e Lancia a collezionare titoli mondiali ma che vestirono in F.1 piloti come Damon Hill, Mika Hakkinen, Jacques Villeneuve, Jean Alesi e Michael Schumacher.
All’inizio del nuovo secolo cominciò il declino dell’azienda che, nel frattempo, si era spostata da Borgaro a Settimo Torinese, passando anche di mano sotto al controllo di due fondi e di una cordata di soci privati che tentarono con nuovi investimenti un rilancio ma il volume dei debiti crescenti e la crisi del settore automotive ebbero il solo effetto di peggiorare la situazione……
Sull’orlo del baratro a salvare la Sparco intervenne Aldino Bellazzini, imprenditore, classe 1948, origini toscane ma piemontese di adozione, un manager “vecchio stampo” con alle spalle ventisette anni di Olivetti, poi dodici in Petronas di cui quattro in Malesia, viticultore e grande appassionato di sport. Dallo scorso giugno è Commendatore della Repubblica ma soprattutto da sedici anni è azionista di maggioranza, presidente esecutivo di Sparco che è sempre più una eccellenza nazionale.
Sedici anni sono tanti, non le capita mai di ripensare al cammino compiuto e con quali riflessioni?
Non posso che essere soddisfatto. Ho acquisito la Sparco nel momento che aveva un fatturato di 30 milioni ma anche debiti per 32 che abbiamo coperto interamente. E’ stata quasi una scommessa ma di strada ne abbiamo fatta molta e magari anche la fortuna ci ha aiutato. Ma sicuramente c’è la soddisfazione di aver intrapreso un cammino senza sbagliare, senza errori di valutazione. La visione di partenza era chiara: ristrutturazione, sviluppo, diversificazione e innovazione dal momento che il solo motorsport era, ed è ancora oggi, troppo poco per reggere e sostenere lo sviluppo di una realtà aziendale. Il secondo passo è stato proprio di dare il massimo impulso alla lavorazione del carbonio. Io ho sempre immaginato un’azienda come il piano di un tavolo. Un tavolo con una sola gamba può stare in piedi ma è perennemente a rischio perché è sufficiente un colpo di vento improvviso per mandare tutto in aria. Con il motorsport e il carbonio le gambe sono diventate due ma si è mai visto un tavolo a due gambe? Era necessaria una terza gamba ed ecco la nostra entrata nel settore delle scarpe da lavoro e antinfortunistiche.
IL “tavolo” Sparco a tre gambe allora puo’ …camminare in sicurezza?
Il cammino è stato non certo facile ma con soddisfazione Sparco che nel 2009 aveva poche decine di dipendenti ora ha una forza lavoro di circa 1800 persone, con sedi produttive a Volpiano,Leini e in Tunisia oltre a una filiale negli Stati Uniti . Abbiamo chiuso il 2025 con un fatturato intorno ai 170 milioni e continuiamo nell’investire gli utili nella ricerca e nella innovazione. Perché l’azienda sia in sicurezza però è necessario che le tre gambe siano eguali, nel nostro caso che generino lo stesso fatturato e in questo momento siamo ancora un po’ zoppi dal momento che il fatturato scarpe si aggira intorno ai 40 milioni. E ora stiamo lavorando proprio per arrivare a quell’equilibrio.
In Europa Sparco è una realtà, mai pensato a uno sbarco in altri mercati come Cina e Stati Uniti?
Certamente ma l’analisi non è mai stata convincente e tale da indurre a investimenti di un certo peso. In Cina il motorsport non ha un grande appeal tanto è vero che i piloti cinesi cercano un sedile presso i nostri team meno ancora il carbonio per l’automotive d’altronde le grandi sportive, le supercar, dove vengono progettate e prodotte? In Europa, quindi al momento è una nicchia in confronto alle corazzate come Ferrari, Lamborghini ecc.ecc. Negli Stati Uniti il discorso è differente per quanto riguarda il motorsport ove abbiamo una presenza molto significativa nei vari campionati (IMSA e Nascar), di certo l’applicazione dei dazi non è il problema, il vero problema è la fluttuazione del cambio, il dollaro negli ultimi anni ha subito una svalutazione di circa il 18%. Meglio pensare ai nostri mercati tradizionali che sono in Europa, lì dobbiamo crescere!!
Quale è la linea guida di Sparco?
Senza dubbio la sicurezza che è stata la mission di Sparco sin dall’inizio. E la sicurezza deve essere il nostro massimo impegno e siamo leader mondiali, una leadership che ci viene oramai riconosciuta da tutto il mondo del motorsport e non solo. Siamo estremamente orgogliosi che i primi due team della Formula 1, McLaren e Red Bull, abbiano scelto Sparco come fornitori dell’abbigliamento di sicurezza dei loro piloti. In questi anni abbiamo fatto passi da gigante sulla leggerezza e sicurezza delle tute e dell’underwear da gara. Oggi fortunatamente il pericolo fuoco è stato pressoché scongiurato, il focus sicurezza si sposta sulle conseguenze di “botti” dei piloti contro i muretti o le protezioni: le cinture sono la sola sicurezza. Altrettanto orgogliosi siamo per essere fornitori di brand del peso di Ford e Lancia e di aver iniziato il 2026 con l’accordo globale con Hyundai sia per il WRC che per il WEC. Sparco è stata, è e, sarà sempre, sinonimo di sicurezza.
Raggiunto l’equilibrio per Sparco quale sarà l’orizzonte?
Ora è il momento di pensare alla quarta gamba che sarà fondamentale per avere un futuro solido. Ci stiamo ragionando con l’obiettivo di arrivare a un fatturato di 300 milioni. Entro quanto tempo questo non lo so, il fattore tempo è la sola incognita, tre, quattro, cinque anni? Quello di cui sono certo è che ci arriveremo. Il futuro della Sparco è nell’avere basi solide e che l’azienda ha la continuità garantita dal fatto che i miei due figli sono coinvolti: Ida è nel CdA, Niccolò è il Brand Manager e a lui passerà la responsabilità dell’azienda, entrambi mi hanno seguito in quella che sedici anni orsono sembrava essere una scommessa e a loro toccherà continuare l’attività che ho avviato con il sogno, l’unico, che quello che è stato costruito rimanga dopo di me.
Aldino Bellazzini… finanziere, imprenditore, viticultore?
Finanziere noooo! Imprenditore certamente, è il più bel mestiere del mondo. Certo ha dei momenti non allegri quando certi risultati che ti sei prefisso non sono pari all’impegno profuso ma quando invece lo sono ti senti gratificato e pensi solo a condividere la tua soddisfazione con collaboratori e con tutti coloro che ti hanno sostenuto e lavorato per il raggiungimento degli obbiettivi. Viticultore? Quello del vino è molto più di un hobby che ho realizzato e coltivo nella Cascina Christiana, nel Monferrato, immersa in un terreno di cinque ettari che si concretizzano in una produzione di oltre 35.000 bottiglie. Il vino racchiude grandi valori e permette di rimanere a contatto con la gente comune che si incontra in piazza, di ascoltarne i discorsi, di capirne le aspettative e di come vengono affrontati e risolti i problemi della vita quotidiana. Un imprenditore non può ignorare o estraniarsi dal mondo reale.
Franco Liistro








