Audi ha scelto Berlino per mettere in chiaro che, nel 2026, non entrerà in Formula 1 soltanto “per provarci”.©: l’obiettivo è arrivare a vincere il campionato entro il 2030.
Dietro la livrea, però, la vera notizia è l’assetto dirigenziale che punta a dare continuità tecnica e solidità operativa: Mattia Binotto, ex Ferrari, guida il progetto, mentre Jonathan Wheatley (ex Red Bull) è il team principal chiamato a portare in pista la trasformazione della squadra.
La base di partenza è l’ex Sauber, che resta il cuore del telaio, mentre la power unit è progettata da Audi. La scommessa è tutta lì: far crescere in fretta un sistema integrato, in cui chassis e motore parlino la stessa lingua fin dal primo anno del nuovo regolamento. E proprio il 2026 è il momento che rende questa operazione sensata: l’arrivo di nuove regole tecniche, con una forte componente elettrica e carburanti sostenibili, “resetta” in parte i valori e consente a chi entra all’inizio del ciclo di evitare anni di inseguimento. Audi lo sa, ed è il motivo per cui ha puntato su questo orizzonte temporale.
Anche la scelta dei piloti va letta in ottica di costruzione e crescita. Nico Hülkenberg rappresenta l’esperienza necessaria in una fase in cui ogni dettaglio conta, mentre Gabriel Bortoleto è il giovane talento sul quale investire. Entrambi saranno chiamati a sostenere una forte pressione, date le aspettative di Audi. Il 2030 è dietro l’angolo e la domenica, come sappiamo, non perdona errori.
La fase più “semplice” è finita e ora inizia quella più difficile da gestire: fare chilometri, far funzionare i sistemi, integrare telaio e power unit, e costruire affidabilità. Le fonti internazionali collocano i test pre-stagionali a fine gennaio e l’avvio del Mondiale a Melbourne l’8 marzo 2026.
Il 2026 dirà una cosa sola, ma decisiva: quanto velocemente questa base saprà trasformarsi in una squadra capace di correre stabilmente nella parte alta della griglia.








