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Auguri Mike Robinson, il designer che ha scelto Torino per disegnare il futuro

Dal sogno nato davanti alla Stratos Zero alla stagione Bertone: ritratto personale di un visionario dell’automobile, amico sincero e narratore appassionato del car design

Ci sono persone che non fanno parte della quotidianità, ma restano comunque presenti.
Non serve sentirsi ogni giorno per riconoscere una stima autentica.
Con Mike Robinson è stato così: simpatia immediata, rispetto reciproco e una passione comune per l’automobile come cultura, memoria e visione.

UN INCONTRO NATO CON NATURALEZZA

La conoscenza con Mike non è nata dentro una grande sala del design, né davanti a una concept car illuminata dai riflettori. È nata in modo semplice. Ma con Mike, fin dal primo momento, è accaduto qualcosa di raro: una simpatia spontanea, diretta, senza costruzioni.

Negli anni i contatti non sono stati continui, ma il legame è rimasto. Ho seguito il suo percorso, i suoi racconti, il suo modo unico di spiegare l’automobile non solo come oggetto tecnico, ma come pensiero, linguaggio, identità.

Attraverso le sue parole ho conosciuto anche una parte più privata del suo mondo: sua figlia, la sua famiglia, la sua dimensione più umana.

IL DESIGN COME DESTINO

Mike Robinson appartiene a quella categoria di designer che non si limitano a disegnare automobili: le immaginano prima ancora che diventino possibili.

Nato in California, ha costruito gran parte della propria carriera in Italia, arrivando a Torino dopo essere stato folgorato, giovanissimo, dalla Lancia Stratos Zero di Bertone. Una scintilla che lo avrebbe portato a scegliere il Piemonte come luogo ideale per dare forma al proprio futuro professionale.

La sua carriera attraversa alcuni dei nomi più importanti del design automobilistico: Fiat, Lancia, Bertone, ED Design. Ha lavorato su modelli e concept come Fiat Bravo/Brava, Lancia Dialogos, Lancia Thesis, Lancia Ypsilon, Fiat Ducato, Alfa Romeo Pandion, Jaguar B99, Bertone Nuccio e anche sul progetto Frecciarossa 1000.

Un percorso che racconta una visione capace di andare oltre l’automobile in senso stretto, trasformando il design in linguaggio, cultura e anticipazione del futuro.

CASA BERTONE, CON MIKE COME CICERONE

Tra i ricordi più belli resta il privilegio di aver visitato la sede storica di Caprie, dove era presente la collezione Bertone, accompagnato proprio da lui.

Non una semplice visita, ma un viaggio dentro una parte fondamentale della storia del car design. Avere Mike come cicerone ha significato ascoltare un racconto vivo: non solo nomi, date e modelli, ma aneddoti, intuizioni, passaggi umani e professionali.

In quei momenti si capisce che il design non è fatto soltanto di matite, superfici e proporzioni. È fatto di persone, di visioni, di coraggio. E Mike, in quel mondo, non è mai stato un semplice osservatore: ne è stato protagonista.

GINEVRA, CESARE E QUEL “MICHAEL JACKSON”

Poi ci sono i ricordi dei Saloni di Ginevra, le interviste, il lavoro giornalistico, l’emozione di trovarsi davanti a chi ha contribuito a scrivere pagine importanti del design.

In quelle occasioni c’era anche il mio caro direttore, Cesare Castellotti.

E qui entra un aneddoto mai raccontato. Durante una delle interviste, Cesare chiamò Mike con assoluta naturalezza “Michael Jackson”. Un attimo di silenzio, quasi sospeso. Poi, come nulla fosse, con quella naturale eleganza tutta sua, ripartì con l’intervista chiamandolo questa volta con il nome corretto.

Un episodio piccolo, umano, perfetto per raccontare un certo modo di vivere il mestiere: serietà, passione, qualche inciampo memorabile e poi avanti, sempre.

IL RITORNO DI BERTONE

Rivedere Mike recentemente all’inaugurazione della Collezione ASI Bertone ha avuto un significato particolare.

La raccolta è tornata a Torino con il nuovo allestimento presso l’Heritage Hub: un ritorno simbolico per uno dei patrimoni più importanti del design automobilistico internazionale.

In quella cornice, tra memoria e futuro, la presenza di figure come Mike Robinson ha restituito ancora una volta il senso profondo di Bertone: non solo un marchio, ma una scuola di pensiero, un luogo dell’immaginazione, una storia fatta da uomini capaci di vedere oltre il presente.

AUGURI MIKE

Mike Robinson rimane per me un amico, una persona che stimo moltissimo e un professionista capace di trasmettere entusiasmo ogni volta che parla di design.

Non importa quanto spesso ci si senta. Alcuni rapporti vivono in una zona più rara: quella della stima sincera, della memoria condivisa, del rispetto che non ha bisogno di essere continuamente confermato.

Festeggiare oggi Mike significa celebrare un designer, certo. Ma significa anche rendere omaggio a un uomo che ha scelto Torino per disegnare il futuro, attraversando con talento e passione alcune delle pagine più affascinanti del car design italiano.

Auguri Mike, buon compleanno.

José

From a dream born in front of the Stratos Zero to the Bertone years: a personal portrait of an automotive visionary, a sincere friend and a passionate storyteller of car design

There are people who may not be part of everyday life, yet somehow remain present.
You do not need to hear from someone every day to recognize genuine esteem.
With Mike Robinson, it has always been this way: immediate sympathy, mutual respect and a shared passion for the automobile as culture, memory and vision.

A MEETING THAT HAPPENED NATURALLY

My acquaintance with Mike did not begin inside a grand design studio, nor in front of a concept car under the spotlights. It began in a simple way. But with Mike, from the very first moment, something rare happened: a spontaneous, direct, unforced connection.

Over the years, our contact has not been constant, but the bond has remained. I have followed his journey, his stories, his unique way of explaining the automobile not merely as a technical object, but as thought, language and identity.

Through his words, I also came to know a more private side of his world: his daughter, his family, his more human dimension.

DESIGN AS DESTINY

Mike Robinson belongs to that rare category of designers who do not simply draw cars: they imagine them before they even become possible.

Born in California, he built much of his career in Italy, arriving in Turin after being deeply struck, at a very young age, by Bertone’s Lancia Stratos Zero. That spark would lead him to choose Piedmont as the ideal place to shape his professional future.

His career has crossed some of the most important names in automotive design: Fiat, Lancia, Bertone and ED Design. He has worked on models and concepts such as the Fiat Bravo/Brava, Lancia Dialogos, Lancia Thesis, Lancia Ypsilon, Fiat Ducato, Alfa Romeo Pandion, Jaguar B99, Bertone Nuccio, and also the Frecciarossa 1000 project.

It is a journey that tells of a vision capable of going beyond the automobile in the strictest sense, transforming design into language, culture and anticipation of the future.

CASA BERTONE, WITH MIKE AS MY GUIDE

Among my fondest memories remains the privilege of visiting the historic headquarters in Caprie, where the Bertone collection was kept, accompanied by Mike himself.

It was not a simple visit, but a journey into a fundamental part of car design history. Having Mike as a guide meant listening to a living story: not only names, dates and models, but anecdotes, intuitions, human and professional passages.

In those moments, you understand that design is not made only of pencils, surfaces and proportions. It is made of people, visions and courage. And in that world, Mike was never just an observer: he was one of its protagonists.

GENEVA, CESARE AND THAT “MICHAEL JACKSON” MOMENT

Then there are the memories of the Geneva Motor Shows, the interviews, the journalistic work, and the emotion of standing before someone who helped write important pages in the history of design.

On those occasions, there was also my dear director, Cesare Castellotti.

And here comes an anecdote I have never told before. During one of the interviews, Cesare quite naturally called Mike “Michael Jackson”. A brief silence followed, almost suspended in the air. Then, as if nothing had happened, with that natural elegance that was so typical of him, he resumed the interview, this time calling him by his correct name.

A small, human episode, perfect for describing a certain way of living the profession: seriousness, passion, a few memorable slips, and then always moving forward.

THE RETURN OF BERTONE AND A NEW ENCOUNTER

Seeing Mike again recently at the inauguration of the ASI Bertone Collection had a special meaning.

The collection returned to Turin with its new display at the Heritage Hub: a symbolic homecoming for one of the most important heritages in international automotive design.

In that setting, between memory and future, the presence of figures such as Mike Robinson once again restored the deepest meaning of Bertone: not just a brand, but a school of thought, a place of imagination, a story made by people capable of seeing beyond the present.

HAPPY BIRTHDAY, MIKE

Mike Robinson remains, for me, a friend, a person I greatly admire and a professional capable of transmitting enthusiasm every time he speaks about design.

It does not matter how often people are in touch. Some relationships live in a rarer place: that of sincere esteem, shared memory and respect that does not need to be constantly reaffirmed.

Celebrating Mike today means celebrating a designer, of course. But it also means paying tribute to a man who chose Turin to design the future, crossing with talent and passion some of the most fascinating pages of Italian car design.

Happy birthday, Mike.

José