Home News JOHN COOPER WORKS: il lato più autentico e competitivo dell’anima MINI

JOHN COOPER WORKS: il lato più autentico e competitivo dell’anima MINI

Ci sono nomi che, nel panorama automobilistico, non si limitano a identificare un modello o un allestimento: definiscono una filosofia.
John Cooper Works è uno di questi. Un marchio che nasce dalle corse, cresciuto nell’ombra delle officine inglesi degli anni in cui il motorsport era più passione che aerodinamica, e che oggi continua a rappresentare il vertice sportivo dell’universo MINI.

Dove tutto è iniziato: l’intuizione di John Cooper

John Cooper, figlio di un meccanico e cresciuto tra telai tubolari e cambi ravvicinati, fu uno dei primi a credere in un concetto oggi scontato:
una vettura piccola, leggera e agile può battere quelle più potenti.

Negli anni Cinquanta questa idea sembrava quasi una provocazione. Eppure Cooper, con la sua Cooper Car Company, portò in pista monoposto leggere e compatte, capaci di ribaltare le gerarchie della Formula 1. Il culmine fu il titolo mondiale del 1959 e del 1960: una rivoluzione tecnica e culturale.

È in questo contesto che nasce l’incontro – destinato a cambiare la storia – tra John Cooper e Sir Alec Issigonis, il padre della MINI.
Issigonis aveva creato un’auto piccola e brillante, pensata per muoversi con agilità nelle strade europee.
Cooper vide altro: un potenziale da gara.

Da utilitaria a icona del motorsport

Nel 1961 debutta la Mini Cooper, con freni potenziati, assetto affinato e un motore elaborato che moltiplicava il carattere dell’auto originale.
Due anni dopo arriva la Mini Cooper S, destinata a entrare nella leggenda.

Il resto è storia:

  • Montecarlo 1964: vittoria
  • Montecarlo 1965: vittoria
  • Montecarlo 1966: vittoria revocata per un cavillo tecnico
  • Montecarlo 1967: vittoria

Una piccola scatola con le ruote che mise in fila colossi del motorsport.
Il mondo conobbe così la filosofia Cooper: preparazione rigorosa, agilità da kart, estetica funzionale, freni maggiorati, sterzo diretto e un approccio quasi artigianale alla performance.

L’eredità negli anni moderni

Quando BMW ha rilanciato il marchio MINI nel 2001, riportare il nome Cooper era quasi un obbligo morale.
Ma c’era un passo ulteriore da compiere: dare vita a un reparto sportivo ufficiale, capace di modernizzare il DNA Cooper sulle vetture di nuova generazione.

Nasce così John Cooper Works, inizialmente come azienda indipendente gestita dal figlio di John, Mike Cooper, e poi acquisita da BMW nel 2008.
Da quel momento JCW non è più solo un kit di elaborazione: diventa un livello di prestazioni, un reparto che lavora su meccanica, freni, assetto e stile per dare alle MINI un carattere più affilato.

Ogni dettaglio – dal badge sul volante ai pinzoni freno dedicati, dai rivestimenti alle grafiche racing – richiama quella storia fatta di intuizioni geniali e corse combattute con mezzi più piccoli ma più intelligenti.

JCW oggi: non solo potenza, ma “feeling”

La forza delle MINI Cooper S e JCW moderne non sta solo nei cavalli o nel turbo, ma nel modo in cui trasformano la dinamica di guida:
sterzi immediati, freni pieni, cambi rapidi e un assetto che mantiene quell’agilità quasi da kart che ha reso celebre la Mini originale.

È un linguaggio sportivo che si sente al tatto, nei comandi, nella reattività.
Un linguaggio che, come mostrano i badge JCW nelle nostre foto, è rimasto fedele al principio fondante di John Cooper: non serve essere grandi per andare forte.

Dal mito alla strada: la Countryman Cooper S by John Cooper Works

Ed è proprio con questa eredità alle spalle che nasce la versione da noi provata:
MINI Countryman Cooper S, allestimento John Cooper Works, motore 2.0 turbo da 218 CV.

Una vettura che porta nel mondo dei crossover moderni quello stesso spirito competitivo, reinterpretandolo in chiave contemporanea: più spazio, più comfort, più tecnologia, ma sempre con quella firma JCW che non è solo estetica — è identità.

JGC

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