Il 21 maggio 2026 Nissan ha affidato a Chris e Julie Ramsey un racconto che va oltre il prodotto e tocca una parte importante della storia recente dell’auto elettrica. I due avventurieri, da 13 anni utenti e promotori della mobilità a batteria, ripercorrono l’evoluzione della LEAF dal debutto del 2010 fino alla nuova generazione, oggi accreditata di un’autonomia fino a 622 km.
Ci sono automobili che segnano un passaggio tecnico e altre che finiscono per diventare il simbolo di un cambiamento culturale.
Nissan LEAF appartiene a questa seconda categoria, perché in oltre un decennio ha accompagnato la trasformazione dell’elettrico da scommessa per pochi a scelta concreta per molti.
Il racconto di Chris e Julie Ramsey restituisce proprio questa traiettoria, vista non da lontano ma chilometro dopo chilometro.
Dal 2010 a oggi, il tempo dell’elettrico è cambiato
Quando Nissan LEAF arrivò sul mercato nel 2010, fu presentata come il primo veicolo elettrico di massa del mondo automobilistico contemporaneo. Allora l’infrastruttura di ricarica era ancora ridotta, la fiducia del pubblico limitata e l’idea stessa di affrontare lunghi viaggi in elettrico appariva complicata. Chris Ramsey iniziò a guidare una LEAF di prima generazione nel 2013, con un’autonomia di circa 105 km. Oggi, tredici anni dopo, la nuova LEAF arriva fino a 622 km di autonomia e si inserisce in un contesto molto diverso, dove pianificazione del viaggio, ricarica e gestione dell’energia sono diventate parti più mature dell’esperienza d’uso.
I Ramsey e la prova dei fatti
Nel racconto Nissan, Chris e Julie Ramsey rappresentano una testimonianza concreta di questa evoluzione. Non si sono limitati a usare un’auto elettrica nella quotidianità, ma ne hanno testato il potenziale in viaggi che per anni sono sembrati fuori portata. Nel 2015 hanno completato un percorso di 1.652 miglia da John O’Groats a Land’s End e ritorno utilizzando soltanto ricariche pubbliche. Nel 2017 sono diventati il primo equipaggio a completare il Mongol Rally di 8.000 miglia con un veicolo elettrico. Nel 2023 hanno concluso la spedizione Pole-to-Pole, primo viaggio in auto dal Polo Nord magnetico al Polo Sud. Tre tappe molto diverse tra loro, ma unite dalla stessa idea: mostrare che la mobilità elettrica poteva andare oltre i limiti che molti le attribuivano.
La LEAF come misura di una transizione
Nel caso della Nissan LEAF, il valore storico non sta solo nei numeri, ma nel ruolo che il modello ha avuto nella percezione pubblica dell’elettrico. I Ramsey individuano tre cambiamenti chiave: la crescita della fiducia nell’autonomia, l’ampliamento della rete di ricarica e il miglioramento della tecnologia di bordo per affrontare anche i viaggi lunghi. È un passaggio importante, perché racconta come un oggetto inizialmente guardato con curiosità o diffidenza sia entrato nella normalità della mobilità contemporanea. In questo senso la LEAF non è stata soltanto una pioniera, ma anche una sorta di unità di misura del cambiamento: osservare la sua evoluzione significa leggere, in parallelo, quella dell’intero ecosistema elettrico.
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Oggi parlare di elettrico non ha più il sapore della promessa lontana che aveva nel 2010. Eppure, rileggere il percorso della Nissan LEAF attraverso chi l’ha guidata fin dall’inizio aiuta a ricordare quanto questo cambiamento sia stato graduale, concreto e persino ostinato. In fondo, la storia della LEAF è anche questa: non soltanto l’evoluzione di un modello, ma il tempo necessario perché una visione diventasse abitudine, e perché una scelta pionieristica trovasse finalmente il proprio posto nel presente.
EMP





