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Un bel salone, ma……

Dal nostro inviato.

Barcellona. Non è reato e neppure peccato accusare complesso di inferiorità. Ne soffre, in qualche modo, il Salone in corso di svolgimento nell’ampio complesso di Montjuic. Perché sorge spontaneo il confronto con Ginevra, Francoforte e Parigi, le tre rassegne più importanti d’Europa, sulle quali molte Case automobilistiche preferiscono concentrare gli investimenti richiesti dalla loro partecipazione. (Per non parlare delle altre due intoccabili, Detroit e Tokio). Ma Barcellona dà l’impressione di mal digerire la sua attuale quarta posizione nella classifica continentale, tenuto anche conto che è uno dei pochi Saloni riconosciuti a livello internazionale dall’OICA, Organisation Internationale des Constructeurs Automobiles (l’Italia, incredibile ma vero, ne è fuori e la colpa sappiamo bene di chi è).

D’altronde qui in Spagna il settore, che rappresenta il 10% del PIL nazionale, comincia a respirare aria di crescita, grazie soprattutto al fatto di avere il parco automobilistico più vecchio d’Europa e dunque bisognoso di rinnovamento. L’obiettivo, per ora, è quello di ritornare entro fine anno al milione di veicoli immatricolati, cioè alla quota pre-crisi.

Questa 38ma edizione del Salone (che chiuderà domenica 17/5) offre anzitutto un ambiente splendido dal punto di vista scenografico, specie nelle aree all’aperto, tanto verde, giochi d’acqua e, la sera, di luci. Sono nettamente migliorati gli interni dei padiglioni, sia per l’ampiezza degli spazi sia per la ricchezza e spettacolarità degli stands. Sono presenti 38 marche, vale a dire 17 in più rispetto al 2013 (la rassegna è biennale). Le novità dichiarate dall’organizzazione sono 60, soprattutto europee e nazionali. Di mondiali ve ne sono pochine, per la verità una soltanto: è la nuova Ibiza, sulla quale la Seat ha puntato tutto il potenziale di cui è capace.

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Esternamente l’inedita berlina è elegante e piacevole, ma gli interventi più innovativi si trovano all’interno, specie nella plancia porta-strumenti. Il vero salto di qualità della Ibiza sta nei suoi contenuti tecnologici, improntati alla connettività. “El coche conectado”, il suo slogan. Il matrimonio Seat- Samsung fa leva sull’impiego di telefoni intelligenti installati a bordo: permettono al guidatore di accedere, attraverso la voce, a qualsiasi tipo di rete ed alla posta elettronica e interrogare il motore sui livelli del combustibile e dell’olio, lo stato delle luci e delle gomme. Un sistema compatibile con Android e iOS. Ma non è tutto: potrà riconoscere persino lo stato d’animo del pilota, per esempio attraverso la musica! Provo a domandare a Jűrgen Stackmann, presidente di Seat, uno dei manager più potenti del Gruppo tedesco, come definirebbe questa ennesima versione di Ibiza. Mi risponde con la sua solita signorilità e simpatia: “Non è altro che un’evoluzione della leggenda”.

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Ma il Salone, ovviamente, offre materia anche e soprattutto per gli occhi dei non addetti ai lavori, cioè per il grande pubblico che molte delle macchine esposte qui e già presentate in marzo a Ginevra, le vede di persona per la prima volta. Per citarne alcune: la nuova Suzuki Vitara, il Concept Car Prologue dell’Audi, la Jaguar XF, la Renault Kadjar, le Peugeot 308 GT e 308 R Hibrid, la Ford Mondeo, le BMW Serie 1 e Serie 2 Grand Tourer, le Honda HR-V e Civic Type R, la Infiniti Q70.

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Il Gruppo FCA schiera l’intera sua gamma, attraverso i vari marchi, da Fiat a Jeep, da Alfa Romeo a Lancia e Abarth. Destano interesse e curiosità tra i visitatori soprattutto la 500X, la Renegade e l’Alfa Romeo 4C Spider. Chissà perché, non hanno il respiro che meriterebbero, in termini di visibilità. Occupano uno spazio ampio, questo sì, ma in modo un po’ defilato rispetto alle altre marche del padiglione 8, il più importante. Sembra quasi che sussurrino: “Scusate se ci siamo anche noi”. Meno male che gode del giusto risalto la presenza della Ferrari 458 Speciale. A farsi notare, giustamente, è anche la Kia che attira l’attenzione sulle sue quattro novità esposte: Picanto FL, Rio FL, Venga FL ed il bellissimo, a nostro avviso, Concept Car Sportspace.

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Di più, nell’ambito dell’Esposizione spagnola rientrano, lodevole iniziativa di questa edizione, tre aree dedicate ad altrettante tematiche di stretta attualità: “Connected Car” (nuove tecnologie e, in particolare, connettività); “Urban Mobility (che analizza le differenti modalità di trasporto e di propulsione in ambito cittadino); Sketch “Car Design” (che spiega come nasce l’idea di una nuova automobile nella mente del disegnatore e ne illustra il suo processo di sviluppo).

Quest’ultima area non perde l’occasione di esaltare l’opera di alcuni grandi nomi che sono nella storia dello stile: Pininfarina, Flaminio Bertoni, Dante Giacosa, Ferdinand Porsche, Alec Issigonis, Giorgetto Giugiaro, Shiro Nakamura, fino a Walter de Silva, attuale direttore dello stile del Gruppo Volkswagen. Il Salone gli riserva un riconoscimento speciale per la sua illuminata carriera. Lecchese, de Silva debuttò in Fiat nel 1972 rimanendovi fino al ’77, per passare poi all’Alfa Romeo (1986-99). Lasciata l’Italia, si trasferì in Spagna, alla Seat (1999-2002). Fu il suo grande balzo verso la potentissima corte di Pieck: cinque anni (2002-2007) a rinnovare radicalmente le Audi, prima della definitiva investitura a capo assoluto del design del colosso germanico. Fra le creazioni di de Silva, l’Alfa 156, la Ibiza del 2002, l’Audi A5 Coupé, la Lamborghini Egoista. Rimane un mistero come e perché il Gruppo torinese, ora italo-americano, si sia lasciato sfuggire uno stilista di tanto valore.

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Cesare Castellotti

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